Un solo mantra: estremista-comunista!

Che Berlusconi sia affezionato alle parole “comunista”, “estremista”, “rosso” orami è chiaro. In più di 20 anni di continua campagna elettorale il Cavaliere utilizza in maniera ricorrente questa terminologia per attaccare l’opposizione, la stampa, la magistratura o chiunque la pensi diversamente da lui.

In vista del ballottaggio di Milano, che vede in vantaggio il candidato Pisapia di centro sinistra nei confronti della ‘sua’ Moratti, e di quello di Napoli, dove Lettieri e De Magistris si contendono la carica a sindaco, il Premier ha nuovamente ricominciato con il suo famoso mantra.

“Non lasceremo Milano in mano agli estremisti”. “Noi impediremo che l’estrema sinistra vinca.” “Milano la Stalingrado d’Italia”. Bisogna ripeterlo in continuazione. A reti unificate. Senza sosta. L’obiettivo è chiaro, non deve vincere in nessun modo la sinistra. Perché per Berlusconi l’estremismo è unicamente di sinistra, comunista e rosso. Non esistono altre forme di estremismo.

Non era estremista Gianni Alemanno, oggi sindaco di Roma, ma con una burrascosa miltanza giovanile in estrema destra. E non lo sono nemmeno Ignazio La Russa o di Francesco Storace entrambi ministri rispettivamente della Difesa e della Salute (ormai ex). E figuriamoci Alessandra Mussolini, nipote del dittatore Benito, che aderì nel 2008 nel Polo delle Libertà.

Gli estremisti sono altri, sono a sinistra. Drogati, cattivi, sporchi, maleodoranti, coglioni, collusi, corruttori, illiberati, indemocratici, immorali, bugiardi e chissà quanti altri aggettivi si possono utilizzare. Agli occhi di Silvio Berlusconi e dei suoi seguaci, la sinistra sono solo 3 parole: rosso, estremista, comunista.

Eppure prima Milano e poi Napoli hanno dato un segnale di stanchezza e di repulsione nei confronti del mandra berlusconiano. Nella città della Madunnina hanno gridato forte “Fora di ball” contro quel sistema di raccomandazioni, amicizie e parentopoli che governa la città. Basta con le giunte piene di figli e figliasti, iniziando con la Minetti e finendo con Renzo Bossi, basta al clientelismo sfrenato del triumvirato “Berlusconi-Moratti-Provera”. Basta insomma ai giochi di parole e alle accuse verso la magistratura o la stampa. Milano sembra essersi stancata, e appoggiando Pisapia, decide di staccare la spina con il passato e provare a guardare verso il presente, cercando di risolvere tutti quei problemi che ormai da anni snervano i cittadini.

Dall’altra parte, parlando di Napoli, il segnale è anche qui chiarissimo. C’è stata una rottura con il sistema Iervolino-Bassolino, che negli anni hanno devastato una città e una regione. Una rottura totale e una parziale rinascita con la candidatura di De Magistris, uomo simbolo dell’Italia dei Valori e della battaglia per la trasparenza, la legalità e la camorra. Dall’altra parte emerge anche la figura di Lettieri, candidato del centrodestra, che grazie all’indebolimento del PD e l’aiuto di Cosentino ha potuto ottenere un valido risultato. Milano e Napoli sono un vero spartiacque per la società italiana. Assuefatta dalla malapolitica e la mala gestione amministrativa, soprattutto regionale e locale. Assuefatta dai ridondanti attacchi dell’uomo più potente d’Italia verso tutti. E insofferenti ai numerori problemi che hanno spaccato un paese ormai in enorme crisi economica e lavorativa.

Il vero mantra sembra essere “Fora di Ball” nei confronti di quella classe politica che ancora una volta pensa a se stessa o agli amici e non ai problemi quotidiani del paese.

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