Pasquasia, la strana chiusura di una miniera attiva

ENNA – La miniera di Pasquasia, situata a metà tra la provincia di Enna e quella di Caltanissetta, è una delle 800 cave presenti in Sicilia. Considerata la terza miniera al mondo per la produzione di sali potassici era una ricchezza di proprietà della Regione Sicilia, amministrata in un primo momento dall’Ente Minerario Siciliano e in seguito dall’Assessorato all’Industria con la partecipazione dell’azienda privata Italkali. L’estrazione mineraria ebbe inizio nel 1959 e terminò nel 1992, anno della brusca chiusura. Nessuno riuscì a capire il perché del fermo produttivo. Secondo Giuseppe Regalbuto, presidente della Commissione Miniere dismesse dell’Urps, i motivi del fermo produttivo sono riconducibili ad un «patto internazionale». Ma di quel «patto» non ci sono veri e propri documenti. L’unica cosa certa è stata la perdita del lavoro di migliaia di operai che «da un turno all’altro» si ritrovano dapprima senza lavoro e senza stipendio, poi miracolosamente inglobati, in tempi record, nei vari enti della Regione Sicilia. L’Italkali invece continua ad operare nell’isola, puntando sulla provincia di Agrigento.

A quel punto i problemi per Pasquasia sembrano diventare altri, sorgono dei dubbi sulla possibilità d’inquinamento dei fiumi circostanti dovuti agli scarichi dell’attività estrattiva. La Regione stanzia 70 miliardi di lire per la realizzazione di impianti di depurazione. Finalmente, nel 1992 vengono appaltati i lavori «per la progettazione e l’esecuzione delle opere per lo smaltimento degli scarichi liquidi e solidi dell’area industriale afferente al bacino minerario di Pasquasia». L’opera viene assegnata al Raggruppamento di Imprese Astaldi S.p.a., ma tutto inspiegabilmente si ferma. Nella premessa del bando di gara della società appaltante si legge: «La disponibilità economica non risultava sufficiente per l’insieme delle opere del progetto». Tutto è nuovamente bloccato, il tempo passa inesorabilmente, i lavori non vengono più realizzati e i soldi non si sa più che fine abbiano fatto. L’inquinamento dei fiumi Salso e Morello era già stato evidenziato dall’Enea che negli anni ’80 aveva avviato uno studio geologico sulla formazione argillosa del territorio in cui si trova la miniera. L’analisi dell’Enea poneva l’attenzione sulle argille «marnose azzurre», un materiale considerato a permeabilità zero. Sono molti i dubbi che nel corso degli anni hanno fatto pensare alla possibilità di scorie o scarti radioattivi presenti a Pasquasia. La Procura della Repubblica di Caltanissetta e la Direzione Distrettuale Antimafia hanno confermato l’esistenza di «un procedimento penale, archiviato nel 2003, a carico di noti indagati per reati ambientali correlati allo smaltimento dei rifiuti» e soprattutto «anche radioattivi all’interno della miniera in questione». Ma l’accesso alla documentazione non è possibile in quando la stessa Procura conferma che «tali atti tuttavia non sono ostensibili in quanto coperti da segreto». Cosa nasconde ancora oggi Pasquasia?

(Articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno.it, 21 ottobre 2011, realizzato con Rosario Sardella)

—> Aggiornamento a lunedì 24 ottobre 2011 <—

Il quotidiano online Il Giornale di Enna, diretto da Gianni Contino, riporta la nostra inchiesta scrivendo “Anche il Corriere della Sera si occupa di Pasquasia. In un pezzo intitolato “Pasquasia, viaggio nella miniera dei misteri” , Rosario Sardella e Saul Caia hanno ricostruito fatti antichi e recenti della miniera”.

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