La ‘ndrangheta uccise Gianni Versace?

Il 2 dicembre avrebbe compiuto 65 anni. Parliamo di Gianni Versace, lo stilista italiano ucciso nella sua villa di Miami Beach a 52 anni. Una storia che sembrava ormai chiusa, ma che adesso apre un nuovo possibile spiraglio.

Gianni Versace nasce a Reggio Calabria da una famiglia di sarti. Coltiva fin da ragazzo la passione per la moda che lo porterà, insieme ai fratelli Santo e Donatella, alla fondazione della “Gianni Versace S.p.A.” nel 1978. L’azienda di moda e abbigliamento riscuote presto il favore della critica, in breve tempo dalle boutique al prêt-à-porter, il marchio Versace viene esportato in tutto il mondo diventando una delle case d’alta moda più apprezzate.

Nel 1997 all’interno del sua villa a Miami Beach, Gianni viene trovato morto. Inizialmente le circostanze del delitto sembrano poco chiare. In seguito alle indagini risulta sospettato Andrew Cunanan, un giovane 28enne di San Diego, con un passato da gigolò omosessuale e ricercato dalla polizia americana per diversi omicidi e per spaccio di droga. In realtà non verrà mai arrestato. Il 23 luglio dello stesso anno venne ritrovato morto all’interno di una casa galleggiante (House Boat) a Miami Beach, dove si era suicidato.

Nonostante il corso degli anni, l’indagine viene archiviata e la vicenda rimane poco chiara. Lo scorso anno, in seguito alla pubblicazione del libro “Metastasi – Sangue, soldi e politica tra nord e sud. La nuova ‘ndrangheta nella confessione di un pentito” (edito Chiarelettere), il giornalista di Libero Gianluigi Nuzzi in collaborazione con Claudio Antonelli hanno riaperto il dibattito sull’omicidio.

Grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Di Bella si è aperto uno squarcio negli interessi della ‘ndrangheta a Milano. Dalle pagine del quotidiano Libero che recensisce il libro si legge “La ‘ndrangheta aveva rapporti un po` con tutti gli imprenditori locali di Milano. Gestivano tutto il mondo imprenditoriale a Milano. Era un progetto che coinvolgeva anche Cosa Nostra”. A rafforzare l’ipotesi è il legame ipotizzato fra Versace e la criminalità organizzata. “Rapporti di amicizia, di aiuti reciproci e finanziari, prestavano i soldi un po` a tutti. De Stefano mi ha detto che, in sostanza, lui aveva Gianni Versace nelle mani: lo gestivano sotto il profilo economico. Loro ce l’avevano in pugno, questo lo so per certo. Avere in pugno, significa fare tutto ciò che uno vuole. Coco Trovato forniva la droga alla famiglia Versace”.

Franco Coco Trovato è un boss della ‘ndrina calabrese, ramo parallelo della ‘ndrangheta, successivamente trapiantata a Milano. Condannato all’ergastolo nell’ottobre ’92, è ritenuto uno dei boss del narcotraffico più pericoloso d’Italia. La notizia rimbalza in Inghilterra dove The Telegraph, a firma di Nick Pisa del 5 dicembre 2010 scrive “Versace murdered ‘because of debts to Mafia”, ovvero Versace ucciso per i debito con la Mafia.

Alcuni giorni più tardi, nell’intervista rilasciata ad Anno Zero, curata dal giornalista Stefano Bianchi, lo stesso Di Bella spiega che nella notte di San Silvestro del 1997, insieme ad altri uomini della famiglia Trovato, venne incaricato da un uomo di andare a prelevare le ceneri (ndr. di Versace) nel cimitero di Moltrasio (ndr. omonimo comune in prov. di Como) e di riportale indietro. Come anticipo Di Bella ricevette 150 milioni di euro, e in caso di riuscita dell’operazione avrebbe intascato 1 miliardo di vecchie lire. Il colpo non andò a buon fine, ma nel proseguo dell’inteviste il collaboratore di giustizia fece una rivelazione choc: “Versace è vivo, durante la messa in scena della morte a Miami, lui si trovava in realtà a Zurigo”.

La famiglia Versace ha sempre negato ogni legame con la ‘ndragheta, non considera veritiere le deposizioni Di Bella, decidendo di prendere posizioni legali contro i diffamatori. A distanza di 14 anni la verità sulla morte di Gianni Versace rimane ancora un mistero.

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