Bosco Palo, ecco «dove sono le scorie»

All’inizio era una miniera di zolfo, poi si scoprì la kainite. Bosco Palo è un complesso minerario che si trova a soli sei chilometri dal centro abitato di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta. Nel 1956 quest’area divenne uno stabilimento industriale e grazie agli altri giacimenti scoperti furono realizzati, nel 1960, i pozzi per l’estrazione della zona Palo1 e Palo2. Così si aprì la seconda parte della miniera, denominata «Palo» con un organico di circa 600 unità che, alla fine degli anni ’60, raggiungeva punte di produzione di 1.000.000 tonnellate annue. Due le proprietà che si avvicendarono: fino al 1973 la società privata Montecatini; poi la concessione passò all’I.S.P.E.A. s.p.a. con capitali pubblici. La cessazione della concessione avvenne nel 1988. «Le stesse società presumibilmente sono responsabili dell’inquinamento per la pregressa attività mineraria» si legge nel documento di Programma-Accordo redatto dalla Regione Sicilia, a cui si aggiunge l’accusa verso ignoti per altro tipo di inquinamento anche radioattivo.

LE SCORIE DI PASQUASIA – Quest’ultima ipotesi è sostenuta dal Presidente della Commissione miniere dismesse dell’URPS Giuseppe Regalbuto, il quale dichiara che le “leggendarie scorie” di Pasquasia oggi si troverebbero proprio a Bosco Palo. Strutture impiantistiche obsolete composte da coperture di lastre “verosimilmente in fibra cemento-amianto”. A soli sei chilometri da una cittadina si trova quest’immenso monumento. Lasciato là, in mezzo al verde, in quelle condizioni è capace di mettere paura nel suo silenzio assordante, quasi surreale. Nel 1986, per un fenomeno di subsidenza, il sindaco ordinava l’allontanamento immediato e il transennamento dei luoghi interessati. Inoltre si riteneva necessario eseguire il monitoraggio con strumenti di alta precisione. Solo nel 2006 l’Arpa Sicilia, dopo aver redatto un piano d’azione, andò a fare un sopralluogo ma con strumenti che proprio di precisione non erano e che quindi non permettevano di identificare gli emettitori delle radiazioni. Inoltre l’Arpa si fermò nella sola località Bosco. Non fu ritenuto necessario un controllo a Palo, con gallerie e sotterranei annessi.

(articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno.it, 12 dicembre 2011, realizzato con Rosario Sardella) 

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