Torna il rischio «trivella facile»: in Sicilia 39 richieste

TRAPANI – Nemmeno il tempo di poter festeggiare per il parere negativo della commissione tecnica Via del ministero dell’Ambiente sulla possibile ricerca petrolifera nel banco di Pantelleria, che in Sicilia torna l’allarme. All’interno della bozza del decreto liberalizzazioni redatto dal governo Monti, torna a balenare l’ipotesi «trivella facile», che consentirebbe la perforazione via mare e terra all’interno del territorio siciliano. A lanciare l’allarme è stato nei giorni scorsi il Wwf, che nella sua relazione «Milioni di regali» ha posto l’attenzione sulle possibili nuove 82 istanze di ricerca che nel 2011 sono pervenute al ministero dell’Ambiente, delle quali solo 39 interessano la Sicilia.

Il coordinatore dei Verdi Sicilia, Carmelo Sardegna esprime il suo dissenso per una possibile trivellazione che «distruggerebbe la nostra costa», attaccando duramente la giunta regionale guidata dal governatore Lombardo, reo, secondo l’ambientalista, di interessarsi solamente alla «cementificazione delle coste», senza «tutelare il territorio», elemento cardine del turismo isolano. Dello stesso avviso Vincenzo Moscuzza, responsabile del comitato «NoTriv» nato per la salvaguarda della Val di Noto, che aggiunge: «Adesso ci sono alla Regione Siciliana ben 40 richieste di permessi per ricerche petrolifere, in tutta la Sicilia, sia offshore che onshore. Questi sono dati sconvolgenti. È inutile che parliamo di territorio, di tutela dell’ambiente, di valorizzazione turistica della Sicilia, se poi arrivano i petrolieri e vogliono piazzare le loro strutture dappertutto». Nonostante il decreto resti ancora una bozza, la preoccupazione delle associazioni è alta. Il comitato «Stoppa la Piattaforma», tramite il suo portavoce Mario Di Giovanna spiega di essere «assolutamente contrario» alle liberalizzazioni ritenendole «una follia che si traduce in realtà, in una vera e propria licenza di uccidere» il mare siciliano. Secondo Di Giovanna la manovra del governo non tiene minimamente conto delle Royalty, ovvero le tasse che i petrolieri pagano allo Stato su ogni singolo barile di petrolio estratto: «Per trivellare offshore sono circa il 4%, quando nel resto del mondo la media è intorno al 60/70%». Questo comporterebbe quindi «l’assalto di tutte le compagnie petrolifere del mondo attratte da tasse bassissime».

Dalla Regione Sicilia però arriva lo stop dell’assessore al Territorio e dell’Ambiente, Sebastiano Di Betta: «Il governo nazionale può liberalizzare ciò che vuole, non può certamente immaginare di devastare ciò che è il mio territorio», e puntualizza: «Bisogna ancora capire quali sono le ipotesi di emendamento, a tal proposito anche noi, come Regione Sicilia, cercheremo di far valere le nostre ragioni». Di Betta si pone favorevolmente al processo di liberalizzazione, purché «tenga conto di quali sono gli aspetti legati al territorio, alle amministrazioni comunali, regionali, e alla popolazione che ci vive».

(articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno.it, 24 gennaio 2012)

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