«La mafia catanese controlla porto e trasporti»

Doveva essere una semplice tappa di presentazione del nuovo libro di Giovanni Tizian, “Gotica”, invece l’incontro tenutosi lunedì alla facoltà di scienze politiche di Catania si è trasformato in un dibattito sull’intreccio tra mafia e imprenditoria nella città etnea.

A lanciare l’allarme è stato il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello: «C’è un cartello che controlla trasporti e il porto. Un fatto evidente, sotto gli occhi di tutti. Un sistema strategico che permette di monopolizzare molte aziende». Poi Lo Bello continua nella sua spiegazione: «Il modus operandi della mafia è quello di controllare il territorio e il mercato», per farlo nella città di Catania bisogna mettere le mani «sul trasporto».

Un’evidente attacco al sistema già denunciato nelle precedenti settimane quando lo stesso presidente aveva preso posizione contro i casi d’infiltrazioni mafiose che si celavano dietro le proteste e le manifestazioni dei “forconi” nell’isola, rafforzata dalla nota vicenda di Enzo Ercolano avvistato durante uno dei blocchi nei pressi di Catania e raccontato dal cronista Antonio Condorelli per Reportime sul CorriereTv.

«L’aria d’indifferenza tacita della società» soprattutto nel territorio catanese «rafforza la presenza mafiosa», per questo «bisogna rompere l’omertà», lo stesso Lo Bello fa un appello a tutti gli imprenditori siciliani spingendoli a «denunciare a chi affidano il loro trasporto merci e spiegare se dietro la loro scelta c’è l’imposizione di qualcuno».

L’incontro organizzato con la partecipazione dell’associazione Libera e della fondazione Giuseppe Fava è stato moderare da Dario Montana, coordinatore di Libera Catania ed ha visto intervenire la docente universitaria Francesca Longo e Claudio Fava, coordinatore nazionale di SEL.

Proprio l’ex penna de “I Siciliani” ha raccontato come la mafia catanese, a differenza di molte altre, sia votata decisamente all’imprenditoria. «Era imprenditore Nitto Santapaola, sono imprenditori gli Ercolano. Quest’ultimi hanno riciclato i loro proventi nel business dei trasporti. Con i loro tir commercializzavano la droga in ogni parte della Sicilia». Un sistema sotto gli occhi di tutti che permetteva, aggiunge Fava, durante il periodo di latitanza di far «viaggiare indisturbato anche Santapaola», per spostarsi da una parte all’altra dell’isola.

La discussione si sposta successivamente sul resto della penisola: «Le mafie vedono il territorio italiano, da Nord a Sud, come un campo per fare affari» spiega Giovanni Tizian, autore del libro “Gothica”, attualmente sotto scorta per il suo impegno giornalistico contro la ‘Ndrangheta. Nonostante i numerosi articoli e le varie denunce, racconta Tizian, «al Nord resta lo scetticismo e la politica, ancora oggi, s’interroga sulla possibile esistenza della criminalità organizzata e sui reali casi d’infiltrazione, molte aziende in odor di mafia sono iscritte regolarmente alle camere di commercio o a Confindustria». Per fronteggiare il problema, conclude Tizian, «non bisogna solo solidarizzare con i giornalisti, ma prenderne atto, perché la criminalità organizzata non è più una questione di ordine pubblico ma bensì economica». «Il Sud ha dato un grande insegnamento nella lotta alle mafia – conclude il cronista – per aver preso consapevolezza del problema e combatterla ogni giorno».

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