Falcone vent’anni dopo

PALERMO – La commemorazione del giudice Giovanni Falcone è iniziata ufficialmente ieri, alle 17:00 al Palazzo di Giustizia di Palermo. Al primo piano c’è l’Aula Magna. E’ intitolata a Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino. La sala è piena. In prima fila sono seduti gli ufficiali dell’arma e i magistrati Leonardo Guarnotta, Francesco Messineo, Antonio Ingroia, Giancarlo Caselli, Sergio Lari e i “giudici ragazzini”. Tutti seduti in prima fila, tutti in prima linea contro la mafia. Insieme a loro c’è anche Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso. Ha la stessa tenacia del fratello, e si è visto qualche giorno fa, quando ha mandato a dire al Governatore di Sicilia Raffaele Lombardo di non presenziare oggi alla commemorazione. Lombardo è sotto inchiesta a Catania proprio per fatti di mafia.

Maria Falcone, rivolgendosi ai giovani magistrati seduti in prima fila, ha ricordato l’alto senso dello Stato di Giovanni Falcone, le accuse mosse al fratello proprio all’interno dello stesso Palazzo di Giustizia che in passato assomigliava a un “palazzo di potere”. Ricorda lo smantellamento del pool antimafia. Lì inizio, lentamente, a morire il giudice Falcone.

Ad inaugurare il “ventennale” delle stragi è stato il Presidente della Giunta Distrettuale dell’ANM di Palermo Nino Di Matteo. «Al di là delle parole, al di là della retorica e della disinvolta ed ingiusta rivendicazione di inesistenti metodi da parte della politica, la lotta alla mafia continua nei fatti ad essere patrimonio di pochi, spesso isolati giudici e appartenenti alle forze dell’ordine». «Il bilancio di quest’anni – ha continuato Di Matteo – è favorevole solo per quando riguarda la repressione dell’ala militare di Cosa Nostra».

Da qui un monito alle istituzioni politiche: «è assolutamente necessario mantenere inalterato il quadro normativo sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, abbandonando definitivamente un progetto di riforma che porterebbe solo ad un grave arretramento dell’efficacia delle indagini anche in materia di criminalità organizzata».

Poco più tardi, alle 18:20, arriva in sala il Ministro della Giustizia Paola Severino. Poche parole e rassicurazioni ai magistrati palermitani: «Pretendiamo risultati e verità, e di certo non è il caso di tenere la guardia abbassata. Queste occasioni commemorative non devono essere soltanto celebrative ma ci devono ricordare, in primis, che la magistratura, in questa dura lotta, dev’essere dotata di tutti i mezzi necessari».

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