PD Sicilia, un partito a pezzi

«Non calendarizzare la votazione della mozione di sfiducia al presidente della Regione è stato un errore politico grave ed inaccettabile che ha disatteso la decisione della Direzione regionale». E’ quanto si legge nell’energico comunicato stampa pubblicato lo scorso 5 luglio, dopo la riunione a Palermo dei segretari provinciali del Partito Democratico. La tirata d’orecchio è nei confronti di Antonello Cracolici, che non era presente in aula durante la mozione di sfiducia del governatore Lombardo.

Il segretario regionale Giuseppe Lupo ha incontrato lunedì 9 i vertici in Direzione regionale per ricostruire quel che resta del partito, frammentato da varie correnti e diverse idee. In primis proprio quell’alleanza con Raffaele Lombardo, che se da un lato ha consentito di far parte del governo pur avendo perso le elezioni regionali, dall’altro ha provocato una perdita di credibilità nella sbandierata “questione morale”.

COME NASCE L’INCIUCIO – Durante la campagna elettorale del 2008 la senatrice Anna Finocchiaro, candidata alla presidenza della regione, considerava «Lombardo l’erede di Cuffaro», reo di avere come unico obiettivo la «gestione del potere in Sicilia». Eppure appena un anno dopo Lumia, Cracolici e Lupo entravano a sostegno del “Lombardo Ter” proprio in aiuto di quel governatore, che nel frattempo aveva frantumato la sua intesa con i dissidenti del Pdl. Un dietrofront storico che veniva apprezzato anche dalla stessa Finocchiaro: «Il Pd in Sicilia sta facendo la cosa giusta al momento giusto».

In poco tempo quell’alleanza si è dimostrata un vero autogol. La Procura di Catania, in merito all’inchiesta “Iblis”, dal termine arabo “diabolo”, sui presunti rapporti tra mafia, politica e imprenditoria in Sicilia, avanzava la richiesta di rinvio a giudizio a Raffaele Lombardo per «concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio». Ma neanche in quel caso arrivava la sfiducia. A quel punto il Pd si spacca in due, da una parte Lupo e la Direzione Generale che sostengono di essere «radicalmente alternativi al movimento politico del presidente Lombardo e dei suoi eredi politici, con il quale esclude qualsiasi alleanza», e dall’altra la coppia Cracolici-Lumia che continuavano per il sostegno, ormai ad oltranza, del governatore.

LA VICENDA SOLSAMB – Altra vicenda nota è il “caso Solsamb”, ovvero la società amministrata da Fidelbo Melchiorre, marito della senatrice Finocchiaro, che nel 2010 ha ricevuto «senza l’espletamento di una procedura ad evidenza pubblica» un appalto di 350 mila euro, di cui 175 in anticipo, «co-finanziato da Stato-Regione» per realizzare l’informatizzazione del servizio del nuovo Presidio Territoriale di Assistenza di Giarre. Durante l’inaugurazione erano presenti Massimo Russo, Assessore regionale alla sanità e braccio destro di Lombardo, Livia Turco, ex ministro della Salute del governo Prodi, Giuseppe Calaciura, ex dirigente sanitario Asp Catania in quota Mpa, ed ovviamente i coniugi Finocchiaro.

Si parlò d’inciucio o d’intesa trasversale tra il Pd e l’Mpa. Ma neppure in questo caso il partito di Bersani è riuscito a fare chiarezza e mettere in pratica la “questione morale”, anzi prontamente Cracolici prese le difese della Finocchiaro attaccando la stampa rea di aver «creato ad arte una non-notizia». In seguito l’assessore  Russo dichiarava di non sapere che l’appalto era stato concesso senza regolare gara pubblica, mentre dall’inchiesta della Procura di Catania veniva accertato la «violazione del divieto di affidare incarichi di consulenza esterna», e l’accusa di «truffa aggravata nell’erogazione di pubbliche forniture» a Fidelbo Melchiorre.

LE MANCATE ESPULSIONIPoi c’è la mancata espulsione dal partito di Ciro Caravà, ex sindaco di Campobello di Mazzara, in provincia di Trapani, arrestato con l’accusa di «associazione mafiosa» e «concussione», ma mai allontanato dal partito in quanto gli stessi dirigenti hanno garantito che Caravà non «risultasse iscritto». Neanche Gaspare Vitrano è mai stato espulso. Ma questa è stato solo una questione di tempistica. Mentre il deputato regionale veniva arrestato in flagranza di reato per aver intascato una tangente di 10.000 euro, e la Procura di Palermo gli imponeva il «divieto di dimora» prima per la Sicilia e poi solo per la città di Palermo; il Pd siciliano discuteva sull’eventualità della sua espulsione e Vitrano transitava nel gruppo misto dell’Ars.

CASO BIANCO – L’ultimo atto della lunga vicenda del Pd siciliano è legato all’arresto dell’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, per il quale hanno votato favorevolmente in Senato sia Anna Finocchiaro che Enzo Bianco. Proprio quest’ultimo, leader dell’ala siciliana anti-Lombardo, a detta dei bilanci e delle confessioni di Lusi, ha ricevuto per la sua attività politica nel triennio 2009/2011 circa 600 mila euro. Senza contare lo stipendio da presidente dell’assemblea della Margherita di 5.500 euro, o i bonifici emettessi in favore dell’azienda catanese M&S Congress: 47.286 nel 2009, 151.005 nel 2010 e 126.359,24 nel 2011, per un totale pari a 315 mila euro. La società è riconducibile a Mario Minnelli e alla compagna Patrizia, quest’ultima ex-segretaria dello stesso Enzo Bianco e membro costituente della fondazione “LiberalPd” dello stesso senatore.

Luca Spataro, segretario provinciale del Pd Catania, ha recentemente chiesto «chiarezza sulla vicenda» sostenendo che «il partito etneo è stato danneggiato nell’immagine». Adesso toccherà a Lupo e compagni pelare le patate bollenti e riconquistare, nel pochissimo tempo che rimane, la credibilità di un partito per rilanciarlo in vista delle elezioni regionali di ottobre evitando un’altra debacle come quella subita nelle amministrative di Palermo. L’uomo nuovo sembra essere l’europarlamentare Rosario Crocetta che, senza primaria, sarà il candidato ufficiale a governatore. Oltre al benestare di Lumia e Cracolici, Crocetta ha ricevuto anche commenti positivi da Massimo Russo che lo ritiene «intelligente, divertente e capace», ed persino il benestare di Raffaele Lombardo intervistato al programma radiofonico La Zanzara. Dal canto suo lo stesso Crocetta ha ricambiato con parole di stima nei confronti della coppia dell’Mpa per la quale ha ammesso: «Non mi sentirei di parlare male».

Se bene sono ancora da ufficializzare le alleanze, sembra prospettarsi una nuova ventata di “milazzismo”, ovvero quel modello politico che governò la Sicilia negli anni ’60 e vedeva convergere due schieramenti radicalmente opposti, il Partito Comunista Italiano e il Movimento Sociale Italiano alleati «in nome dei superiori interessi dei siciliani».

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