Catania: sciopero della fame per i fratelli Crisafulli

CATANIA – «Se muore Salvatore voglio morire anche io», sono le parole di disperazione di Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore: da 9 giorni hanno smesso di alimentarsi per scioperare contro il sistema sanitario. Salvatore Crisafulli è padre di quattro figli, ha 46 anni e vive a Catania. L’11 settembre 2003 subì delle gravissime lesioni al cervello riportate dopo un incidente stradale. In seguito, nonostante alcuni interventi chirurgici, restò in coma per molto tempo. Fino al 2005, quando all’ospedale San Donato di Arezzo, dopo tre mesi di cure intensive, gli diagnosticarono la sindrome «Locked-in», letteralmente «chiuso dentro», una condizione nella quale il paziente risulta sveglio e cosciente, ma che gli impedisce di muoversi e paralizza tutti i muscoli volontari del corpo.

Nel 2009, per sostenere il fratello, Pietro ha fondato l’Associazione Sicilia Risvegli Onlus, una cooperazione di famiglie unite nella lotta in favore dei comatosi, degli stati vegetativi, della sla, della locked-in syndrome e di tutte le altre disabilità estreme. Insieme le hanno provate tutte, si sono persino recati in Israele, nel centro specializzato di Tel-Aviv del dottore Vitali Vassiliev, per sottoporsi ad una cura farmacologica a base di dopamina. Qualche leggero miglioramento, poi tutto è tornato alla tragica normalità. Oggi ha scelto un nuovo gesto estremo: lo sciopero della fame contro il sistema nazionale sanitario che vieta la possibilità di sottoporsi gratuitamente in Sicilia al trapianto delle cellule staminali mesenchimali, ovvero una metodologia innovativa già sperimentata dal medico triestino Marino Andolina. Il trapianto prevede il passaggio di cellule staminali adulte prelevate dallo stoma osseo, ma al momento in Sicilia non esistono laboratori specializzati per realizzare tale operazione. Pietro non si spiega perché «le staminali in Italia continuano ad essere un problema», eppure maliziosamente ci confessa che uno dei motivi potrebbero essere «i mostruosi interessi economici delle case farmaceutiche». La famiglia Crisafulli ha scritto diverse lettere d’aiuto indirizzate al Parlamento, alla Santa Sede, al Ministero della Salute e all’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia. Nei giorni scorsi un gruppo di militanti del Movimento Militia Christi aveva espresso solidarietà per la vicenda di Salvatore incatenandosi a Roma davanti al Ministero della salute per protestare contro i tagli alla sanità. Ma per il momento tutto tace. «Viviamo in un Paese dove la vita non viene tutelata – spiega Pietro – Noi andremo ad oltranza, pretendiamo che le cose cambiano realmente, per il bene di tutta la comunità».

(articolo pubblicato su Il Corriere del Mezzogiorno.it, 18 luglio 2012)

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