Montréal tra guerre di mafia e affari

Montréal_2Il Canada continua a far parlare di se, ma non in maniera positiva. La “Commissione Charbonneau”, che prende il nome dal giudice France Charbonneau, ha recentemente portato alla luce un fitto sistema di corruzione e tangenti legati all’erogazione e gestione di bandi pubblici nel settore delle infrastrutture nella regione del Quebéc.

L’inchiesta ha esaminato una sequenza di casi in cui è stato rilevato un’ampia infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici, che coinvolgono persino finanziamenti diretti ai partiti e ai politici.

Caso eclatante è quello di Line Beauchamp, ex ministro dell’educazione e vicepresidente dello stato del Quebéc, che durante la raccolta fondi del 2009 aveva ricevuto 2.995 dollari da Domenico Arcuri, imprenditore e affiliato del clan Rizzuto. Arcudi si era presentato come rappresentante della società energetica di carbonio neutro, specializzata nella bonifica dei terreni. In seguito a quella donazione, quando la Beauchamp era Ministero dell’Ambiente, la società di Arcudi aveva ricevuto il certificato di abilitazione energetico richiesto. L’ex ministro, prima di dimettersi a metà del maggio scorso, aveva sostenuto di non conoscere in alcun modo il mafioso.

Rivelazioni scottanti. Ma quella del ministro non è stata l’unica testa a cadere. La commissione, avvalendosi della testimonianza dell’imprenditore Lino Zambito, è riuscita a ricostruire la rete d’intrecci tra mafia, politica e imprenditoria. Sotto accusa Gerald Tremblay, ininterrottamente sindaco di Montréal dal 2002, che era a conoscenza del sistema creatosi in Quebec dove un gruppo d’imprese aveva stabilito un cartello di prezzi e si spartiva il ricavato con la mafia. Zambito sostiene che la suddivisione delle mazzetta aveva dei prezzi ben stabiliti: il 2,5% del valore degli appalti andava alla mafia, e quindi al boss Vito Rizzuto che agiva da “mediatore” durante le dispute sugli appalti. Il 3% spettava al partito del sindaco Tremblay (Union Montréal) e l’1% per corrompere la burocrazia, oltre regali e favori ad altri impiegati.

L’imprenditore ha poi puntato il dito contro Gilles Surprenant, ex capo dell’ufficio per l’urbanistica di Montréal, accusandolo di aver intascato tangenti per un valore complessivo che si aggirava dai 100mila e 200mila dollari, escludendo ulteriori regali, cene e viaggi per altri dipendenti comunali. Durante gli interrogatori della commissione, Surprenant ha confessato di aver preso l’1% sugli appalti truccati, e confermato di aver ricevuti più di 600mila dollari da diversi imprenditori nell’arco degli ultimi 20 anni.

Un’altra testimonianza rilevante è stata quella di Elio Pagliarulo, ex proprietario di una panetteria, che durante l’udienza ha ammesso che Frank Zampino, ex capo della commissione esecutiva e braccio destro del sindaco Tremblay, era nel libro paga dei costruttori. Pagliarulo sostiene di avergli consegnato personalmente 300mila dollari in contanti, attraverso il costruttore Paolo Catania, soldi che servivano a sbloccare un appalto pubblico.

Il 5 novembre scorso, in seguito alle dichiarazioni di Zambito, il sindaco Tremblay ha deciso di lasciare la carica di primo cittadino di Montréal e di abbandonare definitivamente la carriere politica. «Non ho mai tradito. – ha spiegato Tremblay – Auspico di cuore che un giorno venga riconosciuto che ho combattuto, spesso da solo, contro il sistema».

Minacce nel cuore della notte. Storia decisamente diversa è quella di Martin Carrier, un’imprenditore che aveva deciso di non piegarsi al cartello della mafia e che per questo era stato ripetutamente minacciato. Il primo avvertimento lo aveva ricevuto telefonicamente, alla cornetta aveva risposto la figlia che visibilmente preoccupata aveva passato la chiamata al padre.

Dall’altra parte, una voce con una marcato accento italiano: «Non te ne deve fregare nulla di chi sono, perché la prossima volta non la farai franca. Grazie e buona giornata». Secondo la ricostruzione degli inquirenti la voce sarebbe quella di Francesco Del Balso, uomo del clan Rizzuto. L’imprenditore oltre ad aver rifiutato l’offerta del clan aveva denunciato le telefonate intimidatorie, ma le minacce non erano terminate. Un giorno aveva persino ricevuto un biglietto di condoglianze direttamente al suo ufficio. “Sincere condoglianze” recitava un lato, mentre sul retro c’era scritto: “Caro amico, smettila di fare offerte a Montréal. Se non la smetti, la tua famiglia riceverà un biglietto tale e quale a questo. È l’ultimo avviso”.

Un sistema collaudato. Grazie agli appostamenti e le intercettazioni del “Operazione Colosseo” (che risale al 2006), è stato possibile filmare gli incontri al “Cosenza Social Club”, quartier generale della famiglia Rizzuto, dove diversi imprenditori si recavano per parlare con i componenti del clan. Al club di Montréal venivano presi gli accordi sugli appalti da spartire in scambio di ricche tangenti. A dirigere l’operazione l’ufficiale di polizia Eric Vecchio, che in grado di comprendere l’italiano e il dialetto siciliano, e riuscito non solo a tradurre numerose conversazioni ma persino ad identificare tutta una serie di figure che le giubbe rosse canadesi (RCMP) non erano riuscire a riconoscere.

Secondo la ricostruzione della commissione d’inchiesta, le trattative degli appalti seguivano una strategia ben definita. Da una parte venivano gonfiati, fino al 70%, i prezzi dei preventivi, mentre dall’altra il valore dei terreni veniva sottostimato.

Nella lente della commissione sono finite ben 7 imprese e facoltosi costruttori. In primis Paolo Catania, originario di Cattolica Eraclea, era stato filmato durante un incontro con il boss Nick Rizzuto nel suo quartier generale, e le telecamere lo avevano immortalato mentre nascondeva grosse somme di denaro nelle calze. Altro magnate chiamato in causa è Tony Accurso, che possiede la “Simard-Beaudry Construction” e circa 60 ditte satellite controllando l’80 dei contratti pubblici. Poi ci sono Joe Borsellino e Nicolò Milioto, quest’ultimo considerato l’intermediario tra il clan e le imprese di costruzione, nonché titolare della “Mivela”, società specializzata negli arredi stradali.

La guerra di mafia continua. È sopravvissuto ad una sparatoria Giuseppe Fetta, 33enne trasportato d’urgenza in ospedale dopo essere stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco. Già pregiudicato, era stato coinvolto nell’operazione “Colosseo” del 2006, era vicino a Francesco Del Balso, giovane leader del clan Rizzuto. In molti pensano sia stato un segnale legato alla vendetta trasversale che ha sconvolto nuovamente Montréal. Lo scorso mese è stato ucciso il 50enne Emilio Cordileone, storico uomo del clan Cotroni e successivamente transitato con i Rizzuto. Ma l’omicidio più eclatante è quello di Joe Di Maulo, cognato di Raynald Desjardins, attualmente in prigione per l’uccisione di Salvatore “The Iron worker” Montagna della famiglia Bonanno. Di Maulo era stato legato al clan Cotroni e al Padrino Paul Violi, prima che venisse ucciso nella prima guerra di mafia di Montréal.

(articolo pubblicato su Narcomafie.it, 7 gennaio 2013)

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