Combine all’italiana

«Non ho mai concordato il risultato di un incontro, però ne ho subito uno. All’ultima partita importante avremmo potuto giocarci il titolo con il Parma, ma di fatto non avremmo mai potuto vincere. Allora all’intervallo ci siamo accordati per un pareggio, in perfetto accordo».

In un intervista rilasciata a Pierre Ménès, giornalista sportivo di Canal+ e autore del blog “Pierrot le foot” di Yahoo! France Sport, Daniel Bravo ex centrocampista del Parma racconta i retroscena del campionato italiano 1996/1997.

«Non capivamo, dicevamo: “Siete pazzi, possiamo vincere!”, ma gli altri: “Siamo in Italia, qui, lasciate stare”» I transalpini in quella stagione erano tre. Oltre a Bravo, c’erano Reynald Pedros che però giocherà solo 4 match, e Liliam Thuram, che in quella stagione avrebbe raggiunto 37 presenze, giocatore più utilizzato da Ancelotti. Tutti e tre erano al primo campionato in Italia.

Quella partita si giocò il 18 maggio 1997, allo Stadio delle Alpi, ad arbitrarla era Pierluigi Collina, viareggino come Marcello Lippi. L’andata era finita 1-0 per i ducali, con la rete decisiva di Enrico Chiesa. Quel match a Torino i giocatori guidati da Ancelotti andarono in vantaggio al 29°, quando Di Livio e Zidane provocarono uno sfortunato autogol. Al 43° l’episodio chiave, Fabio Cannavaro tocca Bobo Vieri che cade in aria, Collina non ha esitazioni ed assegna il penalty. La trasformazione dal dischetto viene affidata a Nicola Amoruso, che non sbaglia, 1-1.

A quel punto saltano i nervi. I gialloblù increduli per la concessione del rigore si spazientiscono e dalla panchina Ancelotti inizia a sbracciarsi e dire qualcosa. Collina a muso duro si avvicina e lo caccia fuori. Al termine del match l’allenatore gialloblù racconterà che: «Evidentemente Collina ha equivocato. Ha pensato che l’avessi offeso. Io invece gli ho solfando detto “bravo”».

Un gioco di parole, perché lo stesso Daniel Bravo confessa nella sua intervista che quel giorno «l’arbitro era caldo». Per il Parma il rigore era inesistente, ma per Lippi e la Juve era chiarissimo. Eppure quasi tre giorni prima (il 15 maggio) il Parma nel turno infrasettimanale casalingo contro il Milan era stato fermato sull’1-1, anche in quel caso un rigore, trasformato da Albertini, aveva deciso il match.

A freddo invece sembrano tuonare le parole dell’avvocato Agnelli che considererà «patetico» il secondo tempo della partita, dove la Juventus tiene il possesso palla senza incidere, mentre il Parma sembra addirittura assente. Piovono i fischi dalle gradinate, il pubblico non accetta quel secondo tempo falsato. I sospetti vengono confermati come una sentenza dal tecnico gialloblù Ancelotti: «Il pareggio stava bene a tutti, nel calcio succede».

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Amarcord dei “biscotti”

Nuova estate rovente per il calcio italiano, non sono bastate quelle del ’78/’80 o della recentissima “Moggiopoli”. Torna ancora il sospetto dei match truccati e delle combine. Ma chi segue il calcio, o meglio ancora chi lo ha praticato, ricorda episodi che in questi anni facevano pensare a strani “biscotti”.

Il primo in ordine cronologico è quello del gennaio ’99. Allo stadio Sant’Elena si gioca Venezia-Bari, un match abbastanza noioso, quando al ’90 la svolta. L’anonimo brasiliano Moacir Basto, meglio noto come “Tuta“, segna il 2-1 per i lagunari. Nessuno dei suoi compagni lo abbraccia o festeggi, anzi. Continua a leggere

Forza Giovanni, continua a lottare!

Insieme a Giovanni Tizian (seduto di spalle) dalla redazione di S Catania

Non succede in Sicilia, nemmeno in Calabria dove Giovanni ha le sue origini e dove frequentemente si reca. Ma in Emilia, precisamente a Modena, la città di Enzo Ferrari, della Maserati, dell’aceto balsamico e dei gloriosi Estensi.

Quella emiliana non sembra essere una realtà vicina alla criminalità organizzata, e parafrasando Marcello Dell’Utri, se “la mafia non esiste” in Sicilia, figuriamoci al Nord. Eppure Giovanni Tizian racconta un sistema oscuro che si estende nella pianura padana, attraversando l’appennino tosco-emiliano.

La Lega Nord per anni ha battuto il pugno sul tavolo celando dietro un castello di carta la realtà dell’economia settentrionale, fatta di compromessi e accordi con la criminalità organizzata. 

Mafia, Ndrangheta e Camorra, già dai tempi delle prime confessioni dei collaboratori di giustizia, avevano varcato quella linea Maginot che spaccava in due il Bel Paese. Giovanni, nel suo libro “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” (Round Robin Editrice) lo aveva raccontato. Aveva parlato di pizzo, estorsioni, minacce, corruzione elettorale, appalti truccati. Ma in pochi gli avevano creduto, altri continuavano a storcere il naso e far finta di nulla. Oggi però, che Giovanni per precauzione è stato messo sotto scorta per le sue denuncie e i suoi articoli, quella verità nascosta torna a galla. Tutti tornano a parlare della criminalità al Nord, tutti solidarizzano con Giovanni. Purtroppo in Italia, spesso e volentieri, un giornalista non ha credibilità finché non viene minacciato, messo sotto scorta o persino ucciso. Solo dopo ci si accorge che aveva ragione.

Forza Giovanni, non mollare, continua a lottare. 

La ‘ndrangheta uccise Gianni Versace?

Il 2 dicembre avrebbe compiuto 65 anni. Parliamo di Gianni Versace, lo stilista italiano ucciso nella sua villa di Miami Beach a 52 anni. Una storia che sembrava ormai chiusa, ma che adesso apre un nuovo possibile spiraglio. Continua a leggere

La scacchiera europea della Goldman Sachs

Leggendo alcuni articoli dei diversi quotidiani europei emerge come la Goldman Sachs, la più grande banca d’affari del mondo, sia riuscita a muovere strategicamente le sue pedine e piazzarle nei punti nevralgici dell’economia europea e mondiale. Continua a leggere

Il calcio nuovamente in farmacia?

Sembra passato un secolo da quella torrida estate del 1998 quando lo sport più amato dagli italiani venne sconvolto per sempre. “Il calcio deve uscire dalle farmacie”, tuonò Zdenek Zeman, allora allenatore della Roma. A partire da quella frase niente fu più lo stesso. Iniziò la caccia alle streghe, si susseguirono tantissimi casi di doping di tutti i tipi e parallelamente un’infinito processo alla Juventus e al suo medico sociale Riccardo Agricola, che però non portò mai a sciogliere i tanti dubbi. I sospetti rimangono vivi negli occhi degli appassinati, mentre oggi emergono strani casi legati ai giocatori del Milan. Prima Gattuso e poi Cassano vengono colpiti da traumi neurologici che li costringono a stare lontano dai campi. Cos’ha prodotto questi traumi? Stress? Doping? Ma il calcio è uscito davvero dalle farmacia? Persino il Fatto Quotidiano s’interroga sulla vicenda. Al momento non sappiano le vere cause dei malori che hanno colpito i milanisti. Tra l’altro proprio Gattuso si rifiutò insieme a Pancaro, nel marzo del 2005, ad un controllo antidoping nel post partita Roma-Milan. In questa breve memoria però, proviamo a elencare i grandi casi di doping che hanno segnato il calcio italiano. Continua a leggere

Nonciclopedia colpisce ancora


Ancora una volta il sito satirico torna nell’occhio del ciclone. Dopo la polemica dello scorso mese nei confronti di Vasco Rossi, Nonciclopedia tocca un altro tema delicatissimo, la morte del pilota Marco Simoncelli, scomparso recentemente a Sepang. Continua a leggere

Mineo cacciato da RaiNews24?

Secondo le recenti anticipazioni di Dagospia, il direttore Corradino Mineo verrà sostituito alla direzione di RaiNews24 dalla giornalista del Tg1 Monica Maggioni. Continua a leggere

Repubblica vs Corriere: a suon d’inchiesta

I due colossi dell’informazione italiani si danno battaglia a suon d’inchiesta. La Repubblica.it era stata la prima a rinnovare la sua pagina web inserendo “RE Le Inchieste”, dove confluiscono interessanti approfondimenti realizzati da giornalisti del gruppo L’Espresso. La settimana scorsa vi avevo postato gli articoli di Lirio Abbate e Attilio Bolzoni sul “testamento di Totò Riina”. In realtà la pagina del gruppo di Repubblica si concentra principalmente sull’inchiesta cartacea danto ampio spazio a dati, informazioni, aneddoti e racconti su temi d’approfondimento. Purtroppo però in pochissimi casi però si vedono gallerie fotografiche o filmati video.

Diverso e innovativo l’obiettivo del CorriereTv, che prima aveva aperto la pagina “Le videoinchieste: Storie d’Italia”, curato da Antonio Crispino, dove vengono riproposti interessanti spaccati di quotidianeità italiana, fatta di sprechi pubblici, mala gestione amministrativa, truffe, criminalità organizzata e via dicendo. Sicuramente Crispino non realizza scoop da premio Pulitzer, ma almeno prova a raccontare con il video storie che difficilmente troverebbero spazio nell’informazione di ogni giorno.

Ma il CorriereTv si è superato! Con Milena Gabanelli e il suo team di Report, ha creato una nuova pagina: ReporTime, nel quale posterà video, correlati da articoli degli stessi autori, dei lavori che andranno in onda su Rai 3. Un approfondimento di qualità e sostanza che sicuramente attirerà l’attenzione di tantissimi lettori interessati all’inchiesta.

Per il momento resta in vantaggio il Corriere 2-1, aspettando la prossima mossa di Repubblica!!!

Un solo mantra: estremista-comunista!

Che Berlusconi sia affezionato alle parole “comunista”, “estremista”, “rosso” orami è chiaro. In più di 20 anni di continua campagna elettorale il Cavaliere utilizza in maniera ricorrente questa terminologia per attaccare l’opposizione, la stampa, la magistratura o chiunque la pensi diversamente da lui. Continua a leggere