Veleni di Sicilia 3^ puntata: Milazzo

Veleni di Sicilia - Milazzo

Il terzo e ultimo viaggio nei “Veleni di Sicilia” si conclude con Milazzo, considerata già dal 2002 “area ad elevato rischio di crisi ambientale”. I dati sull’inquinamento sono allarmanti, così come la quantità di polveri sottili rilasciate dalla raffineria.

“La vivibilità a Milazzo e in tutta la valle del Mela è a rischio. La Regione dovrebbe intervenire installando tutte le centraline che non ha mai messo”. La pensano così Giovanni Billa e Giuseppe Pagano, ex operai del petrolchimico che ora chiedono, insieme ad altri 200 ex dipendenti di Eni, il riconoscimento della malattia professionale: hanno contratto l’asbestosi, una malattia che colpisce i polmoni ed è causata dalla lavorazione quotidiana delle fibre di amianto senza le dovute precauzioni…

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Migranti, Procura di Catania: “Indagine su dispersi, un centinaio su gommone”

Procuratore Salvi migranti dispersiEmergono nuovi dettagli sull’ultima tragedia del mare. Dopo le 45 vittime arrivate a Pozzalo (Ragusa) nei giorni scorsi, 27 migranti giunti a Catania lo scorso primo luglio a bordo della nave ‘Orione’ hanno riferito agli operatori dell’UNHCR di essere gli unici superstiti di un gommone partito dal nord Africa con a bordo circa 100 persone..

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** Articolo e video sono stati pubblicato su Il Fatto Quotidiano.it, venerdì 4 luglio 2014 **

Di Matteo su responsabilità civile dei magistrati: “Era nei piani della P2”

Responsabilità civile magistrati 1All’incontro “Giustizia, riforme e antimafia” organizzato dall’associazione “Addio Pizzo” a Catania sono intervenuti Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto della Repubblica a Messina, Nicola Gratteri, procuratore aggiunto alla Dda di Reggio Calabria, Antonino Di Matteo, sostituto procuratore di Palermo e il giornalista Saverio Lodato.

Di Matteo sul tema della responsabilità civile dei magistrati: “Mi sembra che sia l’ennesima dimostrazione di chi persegue quel fine di ridimensionamento, di burocratizzazione, di asservimento della magistratura al potere politico che era il fine caratterizzante e chiaramente caratterizzato nel programma di rinascita democratica della P2.

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** L’articolo è stato pubblicato su Il Fatto Quotidiano.it, venerdì 13 giugno 2014 **

Protesta contro Napolitano a Catania

Napolitano - Il Fatto

Scoppia la protesta a Catania per la visita del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, Forconi, militanti No Muos, Movimento 5 Stelle, Catania Bene Comune, ma anche i lavoratori della Micron hanno inscenato una contestazione. “Re Giorgio” com’è stato appellato dai manifestanti è arrivato in città con un giorno d’anticipo per prendere parte ai festeggiamenti per il compleanno del Sindaco Enzo Bianco all’interno di un blindatissimo hotel della costa etnea. “Pensiamo sia un atteggiamento utile ad un impero in cui c’è un imperatore che fa visita a un semplice vassallo” ha spiegato Matteo Iannitti, uno dei promotori della protesta. Al centro della manifestazione anche la vicenda Micron, la multinazionale elettronica statunitense: “Dopo anni di lavoro – racconta un dipendente in esubero – siamo stati buttati via, in tutta Italia siamo 419 lavoratori a rischio”. Tra i manifestanti anche Mariano Ferro, leader dei Forconi: “Avremmo voluto parlare con il Presidente, siamo al terzo nominato per fare il Presidente del Consiglio, continuiamo con il solido andazzo di sprechi”. Nota di colore: nessuno si è ricordato di invitare in occasione della visita di Napolitano il Procuratore antimafia di Catania Giovanni Salvi, come lo stesso ha confermato a Livesicilia Catania.

** Articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano.it, il 26 febbraio 2014 **

I signori dei Trasporti

I Signori dei Trasporti“Se non sei dentro un cartello, non è facile trasportare merci e svolgere servizi di logistica. È stato così a Fondi, in provincia di Latina. Chi non faceva parte di determinati consorzi o non si affidava alle ditte compiacenti non entrava nelle attività del mercato ortofrutticolo, tenuto in piedi da un accordo tra mafia catanese…”

L’infiltrazione mafiosa nel mondo dei trasporti è il tema del nuovo articolo, realizzato insieme al collega Rosario Sardella, per il numero di maggio del mensile Narcomafie (già disponibile in pdf).

Partendo dalle vicende siciliane, i noti casi “Aligrup” e “Riela”, mostriamo come la criminalità organizzata è in grado di inserirsi all’interno degli ingranaggi dell’economia. Il colloquio con Giovanni Salvi, procuratore della Repubblica di Catania, ed Enrico Bini, presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia, ci aiutano a capire i meccanismi utilizzati dalle mafie per infiltrarsi in ogni settore imprenditoriale, nessuno escluso.

L’articolo completo è disponibile nel numero di maggio di NarcomafieNarcomafie Maggio 

intitolato “Caduti dalle Nuvole”

 

 

Il Sole 24 Ore su ecomafia e miniere

Bosco Palo - IlSole24Ore

Continua a far discutere l’inchiesta “Miniere di Stato”. Ancora una volta, con un articolo ben dettagliato, Il Sole 24 Ore ricostruisce il ritrovamento dei documenti nella villetta vicina alla miniera di Bosco Palo e racconta il possibile smaltimento di rifiuti speciali all’interno delle cave del sito minerario.

Sulla carta intestata ci sono nuvole bianche e sorridenti. La società si chiama Aria, ha sede a Catania, e a partire dal logo vorrebbe lanciare un messaggio di pulizia e di rispetto per l’ambiente. Eppure questa azienda, che si occupava tra le altre cose di smaltimento di rifiuti speciali, è sospettata di essere la principale responsabile dell’avvelenamento di una intera area nel cuore della Sicilia, in provincia di Caltanissetta, tra i comuni di Serradifalco, San Cataldo e Mussomeli. 

Bosco Palo 2 - IlSole24Ore

Parliamo della miniera di Bosco Palo, nel territorio del comune di San Cataldo ma a tre chilometri in linea d’aria dal centro di Serradifalco, un tempo giacimento di sali potassici (kainite) utilizzati anche in agricoltura, chiusa dal 1988. Un impianto che negli anni Sessanta, con un milione di tonnellate l’anno di produzione dai tre pozzi, dava lavoro a 600 persone: appartenuta alla Montecatini fino al 1978 la miniera è poi passata all’Ispea, società con capitali pubblici, fino alla chiusura avvenuta nel 1988. E da allora è diventata una bomba ecologica e una minaccia per la salute dei cittadini. Per due motivi….

continua a leggere l’articolo di Nino Amadore su Il Sole 24 Ore.it

Vincitore Premio Maurizio Rampino!

Con Riccardo Iacona

Con Riccardo Iacona

Che soddisfazione!!! Ancora una volta insieme all’amico e collega Rosario Sardella, ci siamo classificati primo al Premio Maurizio Rampino nella categoria “inedito” con l’inchiesta video «Catania è impresa “Nostra”».

Il tema del bando della VII edizione è stato “Patrimoni di Stato, patrimoni sporchi ed economie inquinate: un’opportunità di crescita civile e sociale”.

Avvalendoci delle interviste al Procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi e al tenente del Gico di Catania Paolo Bombaci abbiamo ricostruito l’infiltrazione mafiosa nell’imprenditoria etnea, parlando principalmente della vicenda Aligrup-Scuto e del caso Riela.

Raccontiamo anche l’attività della “Cooperativa Beppe Montata” di Belpasso, per mostrare cosa significa lavorare in un bene confiscato alla mafia in Sicilia. Continua a leggere

Gela, reparto “killer”. Prima udienza del processo Clorosoda

Fatto_GelaE’ stato definito l’impianto killer a causa dei numerosi decessi che hanno colpito gli ex dipendenti. Attivo dal 1971 e chiuso nel 1994, il reparto “Clorosoda” del polo industriale di Gela è finito sotto la lente della Procura nell’ambito di una maxi indagine sul decesso di 12 operai e sulle condizioni di salute dei 105 dipendenti che prestarono servizio nell’impianto… 

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Siracusa, il ministero decapita la Procura

l ministro della Giustizia interviene sulla Procura di Siracusa, dopo diverse interrogazioni parlamentari. Paola Severino, si è espressa sui rapporti interni al tribunale, definiti da molti come “inopportuni” ed è intervenuta con appositi trasferimenti cautelari su cui si dovrà esprimere il Csm il 13 Settembre…

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PD Sicilia, un partito a pezzi

«Non calendarizzare la votazione della mozione di sfiducia al presidente della Regione è stato un errore politico grave ed inaccettabile che ha disatteso la decisione della Direzione regionale». E’ quanto si legge nell’energico comunicato stampa pubblicato lo scorso 5 luglio, dopo la riunione a Palermo dei segretari provinciali del Partito Democratico. La tirata d’orecchio è nei confronti di Antonello Cracolici, che non era presente in aula durante la mozione di sfiducia del governatore Lombardo. Continua a leggere