“Segreti di Stato – affari nel sottosuolo”, convegno a Grugliasco (TO)

Convegno Grugliasco - InvitoUn convegno a Grugliasco, in provincia di Torino, organizzato dal “Centro studi La Casa Sicilia” domenica 26 gennaio in occasione della 12^ mostra “Uomini e Miniere” per parlare dei “Segreti di Stato – Addari nel sottosuolo”.

Sarò presente per l’occasioe, insieme al collega Rosario Sardella, ed oltre alla proiezione di alcune parti dell’inchiesta video “Miniere di Stato”, si terrà un ampio dibattito moderato dal consigliere comunale Serafino Gianni Sanfilippo, al quale parteciperanno il direttore di Cinemambiente Gaetano Capizzi, il Presidente di Legambiente Piemonte, Fabio Dovana “Avviso Pubblico”.

Interverranno anche il sindaco Roberto Montà e l’assessore all’ambiente Luigi Turco.

* Comunicato ufficiale dell’evento.

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Il Sole 24 Ore su ecomafia e miniere

Bosco Palo - IlSole24Ore

Continua a far discutere l’inchiesta “Miniere di Stato”. Ancora una volta, con un articolo ben dettagliato, Il Sole 24 Ore ricostruisce il ritrovamento dei documenti nella villetta vicina alla miniera di Bosco Palo e racconta il possibile smaltimento di rifiuti speciali all’interno delle cave del sito minerario.

Sulla carta intestata ci sono nuvole bianche e sorridenti. La società si chiama Aria, ha sede a Catania, e a partire dal logo vorrebbe lanciare un messaggio di pulizia e di rispetto per l’ambiente. Eppure questa azienda, che si occupava tra le altre cose di smaltimento di rifiuti speciali, è sospettata di essere la principale responsabile dell’avvelenamento di una intera area nel cuore della Sicilia, in provincia di Caltanissetta, tra i comuni di Serradifalco, San Cataldo e Mussomeli. 

Bosco Palo 2 - IlSole24Ore

Parliamo della miniera di Bosco Palo, nel territorio del comune di San Cataldo ma a tre chilometri in linea d’aria dal centro di Serradifalco, un tempo giacimento di sali potassici (kainite) utilizzati anche in agricoltura, chiusa dal 1988. Un impianto che negli anni Sessanta, con un milione di tonnellate l’anno di produzione dai tre pozzi, dava lavoro a 600 persone: appartenuta alla Montecatini fino al 1978 la miniera è poi passata all’Ispea, società con capitali pubblici, fino alla chiusura avvenuta nel 1988. E da allora è diventata una bomba ecologica e una minaccia per la salute dei cittadini. Per due motivi….

continua a leggere l’articolo di Nino Amadore su Il Sole 24 Ore.it